Cosa ho detto a Villa: 5 motivi (dei 50) per portare in Parlamento il Patto

Il 4 marzo, CROCE SUL PATTO!

Eccomi alla serata di Villa mentre applaudo gli interventi ’successivi di Massimo Moretuzzo, Tullio Avoledo, Angelo Floramo e il sempre in fundo ma dulcis Sergio Cecotti.

Lunedì sera a Villa Santina il Patto per l’Autonomia ha fatto uno dei tanti incontri di questo periodo per presentere le nostre idee, e come tante volte è già ’successo la sala era piena, a dispetto del Burian.  Vi scriverò cosa ho detto. Dopo un’introduzione per presentarmi e ’sul perchè della mia emozione di essere a Villa Santina (ma queste sono cose private fra carnici) ho spiegato che volevo affrontare il tema della serata «Politiche per la montagna» in maniera originale. Delle nostre idee specifiche ’sulla montagna sapevo che ne avrebbe parlato poi il nostro segretario Massimo Moretuzzo, con bellissimi esempi pratici ’su come si può rivitalizzare il territorio.

POLITICHE PER LA MONTAGNA l’ho inteso come «elezioni politiche per la montagna», spiegando cioè perchè sia importante anche per i cittadini della montagna portare i rappresentanti del Patto, e quindi di un partito territoriale, in Parlamento. Ho sintetizzato 5 motivi, anche se nel titolo dico che potrebbero essere 50: semplicemente, un partito terrtoriale ha logiche e proposte completamente diverse da un partito governato da Roma o Milano (o Genova). Ma, sintetizzando…

1) Dalle elezioni non uscirà una maggioranza, e quindi «Uno varrà 100»: in una situazione di equilibrio dove anche un voto conterà, avere un rappresentante del Patto in Parlamento – ed è possibile – permetterà di sostenere le istanze del territorio nel recuperare quanto abbiamo ceduto allo Stato in termini di risorse economiche, gestione dell’immigrazione, contrasto rispetto agli attacchi alla autonomia del Friuli-Venezia Giulia, e tanti altri temi presenti nel nostro programma (e via coi “50”).

2) MA NON SI TRATTA SOLO DI ISTANZE “EGOISTICHE”, vogliamo portare il nostro contributo all’Italia intera fermando la deriva centralistica in atto a livello sia di Regione, Stato, ed Europa. Riportare il cittadino vicino alle istituzioni confermando e rafforzando il dettato costituzionale della ’sussidiarietà, che tradurrei in “prossimità al cittadino”. Dove chi governa ha prossimità al cittadino, c’è più democrazia.

3) LA PROTESTA. No bacilais per la politica, soprattutto negli ultimi tempi? Provate a votare Patto. Pensate se dalle urne uscisse un ri’sultato dove la montagna vota in maniera rilevante per il Patto. Sapete che sbigule si prenderebbero i partiti classici? Li impaurirebbe più che votare altri partiti nati per la protesta ma già entrati nel sistema. Poi verrebbero ’su tutti in montagna a far promesse, e potrete scegliere fra le nostre, oppure continuare con loro, e le loro politiche, e intant la Cjargne e va simpri plui in mancul.

4) LE PERSONE: i nostri candidati, persone preparate e pulite. I carnici nella loro circoscrizione potranno votare all’uninominale per la Camera Massimo Moretuzzo, l’«uomo geneticamente impossibilitato a raccontare balle», come l’ha definito Sergio Cecotti, ma che non è solo questo: da sindaco di Mereto di Tomba ha realizzato tantissimi progetti per salvaguardare il territorio del ’suo Comune che possono essere sostenuti e riproposti a livello più grande. Al Senato potranno votare per Tullio Avoledo. Fra noi tutti è il candidato più noto fuori dai confini della regione, perchè è uno scrittore. Ma Tullio non è solo questo. Laureato in giurisprudenza, dopo aver fatto diversi mestieri, fra cui il copywriter e il giornalista, è quadro dirigenziale presso un’istituto di credito. Non esattamente rispondente all’immagine del velleitario SOGNATORE creativo che ci viene pensando a uno scrittore. I Suoi interventi sono puntuali, precisi e preparati, da profondo conoscitore della storia e della politica regionale. Poi, al listino proporzionale per il Senato, appunto, POTRANNO VOTARE di conseguenza ANCHE PER ME.

5) UN VOTO DI CUORE. Qui ho parlato del perchè del mio impegno per il Patto e di quanto ho salutato con gioia la nascita di un serio progetto per un partito territoriale. Finalmente si può votare senza turarsi il naso un partito di qua che – grazie all’uninominale – può mandare direttamente dei rappresentanti in Parlamento PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA. Un voto che risponde alla passione che ho sempre avuto per l’autonomia di questa terra: un vôt di cûr, pe Cjargne e pal Friûl!



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